Può un semplice scivolo aiutare a rafforzare il coraggio ed accrescere l’autostima?

L’attività di scendere dall’alto è funzionale allo sviluppo della bambina e del bambino. Si tratta infatti di un gioco ilinx (di verticale) che interessa molto ai piccoli già in età prescolare. Un ostacolo da superare che richiede loro di mettere in atto strategie per affrontare la paura. La componente adrenalinica di questa azione soddisfa il “bisogno di sensation seeking” che nell’accezione di Marvin Zuckerman è un aspetto innato biologico della personalità “definito dalla ricerca di comportamenti a rischio, sensazioni ed esperienze varie e intense, e dalla disponibilità a correre rischi fisici o sociali per il piacere di tali situazioni”.

La ricerca di emozioni estreme è insita nell’essere umano:
pensiamo ai bimbi che fin dai primi mesi di vita adorano essere lanciati in aria. Questo provoca in loro uno stato di piacevolezza ed euforia. I bambini, così come gli adulti, cercano addirittura esperienze forti per scontrarsi con le proprie paure e per conoscere i propri limiti. Comportamenti che poi crescono tra l’infanzia e l’adolescenza, probabilmente anche perché ritenuti un marker dell’indipendenza tanto cercata in questa fase di transizione.

L’importanza degli spazi verticali

La verticalità è sempre meno presente nei nostri schemi motori poiché siamo abituati a spazi orizzontali. In realtà l’essere umano è progettato per arrampicarsi, azione che precede la conquista della stazione eretta (come strisciare e rotolare) e dunque congeniale anche a bambini molto piccoli che si rivelano più disinibiti e meno prudenti.

Salire sullo scivolo comporta pertanto un’attività globale ricca di sollecitazioni: permette di abituarsi a equilibri continuamente variati, accresce il senso di orientamento e fa acquistare il controllo delle mani e dei piedi in forma coordinata. Aiuta a superare il senso di vertigine, maturare una consapevolezza corporea, discriminare comportamenti funzionali e rafforzare il senso di autostima.

Esistono scivoli appositamente studiati per bimbi della fascia 0-3 anni. Ne troviamo un esempio nel parco giochi situato ai piedi del Castello di Torrechiara (PR) realizzato da GEA Fun Experience, azienda che dal 2000 progetta e crea spazi per il divertimento e lo sport di tutta la famiglia, in tutta Italia e all’estero.
Questo gioco (potete vederlo in foto) ha tutte le caratteristiche per essere attraente agli occhi dei più piccoli: ha dimensioni adeguatamente idonee alla loro percezione; non lo avvertono come fonte di angoscia ma come ostacolo possibile da affrontare.

Motivati a scalare i gradini e rassicurati dai feedback sociali del caregiver, i bimbi rafforzano il loro senso di autoefficacia e autonomia attraverso l’esplorazione di un nuovo spazio alla giusta distanza da quelle che John Bowlby definisce “figure di accudimento”. Il coraggio di scendere lo scivolo rappresenta così il superamento della paura stessa. E imparare a modulare la loro emozione primaria diventa un gioco… da bambini!

A cura di Melissa Pattacini, responsabile dei servizi psicoeducativi del centro Psy&App, studio di psicologia e apprendimento di Parma