Tornano a crescere le donazioni di sangue cordonale nel 2021. È la prima volta dal 2012 che si registra un aumento e ciò assume ancora maggiore importanza perché avviene nell’anno nero per le nuove nascite che, per la prima volta, non hanno superato la quota di 400mila. Nonostante il dato incoraggiante però c’è molto da fare: la percentuale di sangue cordonale donato, a fronte dei parti avvenuti nelle strutture ospedaliere dotate di banca cordonale, è ancora troppo bassa. Sui circa 250mila parti avvenuti nelle strutture le unità raccolte sono state solo il 2,5%.

Perché donare il sangue cordonale è importante?

Il sangue cordonale (SCO) è ricco di cellule staminali ematopoietiche (CSE) in grado di rigenerare il midollo di un malato, ossia in grado di generare tutti gli elementi corpuscolari del sangue (globuli rossi, bianchi e piastrine). Ai fini di trapianto, è una fonte alternativa al midollo osseo il quale richiede una compatibilità del 100 per centro per essere trapiantato, mentre le CSE da SCO per essere trapiantate possono avere anche una compatibilità inferiore (es. 80%).
Inoltre dal prelievo si raccolgono anche di tutti gli altri elementi ossia globuli rossi, bianchi e piastrine. Nel caso in cui a causa di una bassa cellularità di CSE la sacca non possa essere destinata al trapianto, il dono scelto dai genitori del nascituro non verrà assolutamente sprecato perché destinato alla creazione di emocomponenti per la cura di diverse patologie alternative alle forme tumorali come l’epidermolisi bollosa e le piaghe da decubito (mediante la creazione di gel piastrinico da sangue cordonale), oppure la cura della Sindrome dell’occhio secco (mediante la creazione di colliri oftalmici da sangue cordonale) o infine, per studi randomizzati per l’uso delle emazie fetali (globuli rossi prelevati dal cordone) ai prematuri.

Come donare il sangue cordonale?

Per diventare donatrici basta verificare se il proprio ospedale è un centro di raccolta (270 attivi in Italia) e comunicarlo al referente della donazione SCO, per fissare un appuntamento per l’anamnesi familiare; firmare il proprio consenso informato e sottoporsi a un prelievo del sangue al momento del parto.
La donazione del sangue cordonale è totalmente volontaria, anonima, gratuita e senza rischi. La raccolta viene effettuata attraverso il prelievo da un vaso del cordone, già clampato dal personale ostetrico dopo 1 minuto dalla nascita e mai prima.
La sacca di cellule staminali così ottenuta, una volta verifica l’idoneità, viene trasferita in una delle 18 banche di sangue cordonale del territorio della rete ITCBN (Italian Cord Blood Network).

Clicca per scaricare l’elenco completo dei punti nascita autorizzati alla raccolta.

Cosa dice la normativa italiana?

In Italia esiste la Donazione Allogenica, ossia altruistica del sangue cordonale e la Donazione Dedicata ad un fratello/sorella del nascituro nel caso in cui la patologia familiare in essere del paziente o geneticamente trasmissibile possa essere curata con l’uso delle CSE da SCO.
Questi due tipi di donazioni sono gratuite e supportate, ossia effettuate mediante il Sistema Sanitario Nazionale.
Nel nostro Paese la Conservazione Autologa, cioè conservare la propria sacca di sangue cordonale per uso personale, è vietata, mediante il SSN a causa della mancanza di evidenze scientifiche a supporto di questa pratica. Nonostante ciò, esistono diverse strutture definite Banche private che propongono la conservazione autologa ai genitori: un tipo di servizio a pagamento che ad oggi, come dichiarato dal Centro nazionale del sangue, non ha alcun tipo di rilevanza scientifica ed è completamente inutile.

 

La sensibilizzazione sull’importanza della donazione di sangue cordonale è quindi fondamentale e può fare davvero la differenza per salvare delle vite. Lo sa bene l’Adisco ODV, l’Associazione Donatrici Italiane Sangue di Cordone Ombelicale, prima realtà associativa a nascere in Europa, nel 1995 a Roma, proprio con l’obiettivo di promuovere la donazione di sangue cordonale ombelicale. Tutto è partito dall’iniziativa di undici donne che diedero vita all’associazione che ora è presente in Piemonte, Lombardia, Alto Adige, Emilia, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Calabria, con oltre 25 sezioni attive tra regionali e territoriali.

Abbiamo fatto qualche domanda al Presidente Nazionale di Adisco ODV, il dr. Giuseppe Garrisi, specialista in ginecologia.

Quali sono i dubbi principali che fanno desistere i genitori dalla donazione?

I motivi sono diversi e derivano spesso dalla disinformazione. Molti genitori, ad esempio, preferiscono conservare le cellule staminali contenute nel sangue cordonale, per uso proprio, all’estero in banche del cordone con fini di lucro. Le sacche esportate risultano essere il triplo, rispetto a quelle donate, ma secondo dati del Ministero della Sanità, non sono mai rientrate in Italia. Inoltre bisogna chiarire che anche se si conserva il sangue cordonale di un bambino che in futuro svilupperà un linfoma o una leucemia, non sarebbe comunque possibile reimpiantare le cellule del suo stesso cordone, dove potrebbero esserci i precursori della malattia. Nessun trapiantologo italiano serio, reimpianterebbe il sangue cordonale conservato per uso proprio.
Ci sono poi delle difficoltà oggettive, perché i centri di raccolta sono stati istituiti in punti nascita con più di 1000 parti l’anno, quindi non in tutti i punti nascita è possibile donare e questo rappresenta per alcuni una difficoltà. Certamente però la bassa percentuale di donazioni nei punti nascita che sono autorizzati alla raccolta, deve far meditare sul ruolo del volontariato e sull’importanza della sensibilizzazione.

Quanto può fare la differenza l’attività di sensibilizzazione delle associazioni?

Il lavoro delle associazioni è fondamentale. Come Adisco cerchiamo di fare corretta informazione nelle scuole, con progetti rivolti agli studenti delle classi superiori, che saranno i donatori di domani. Quest’anno abbiamo promosso il bando “Un fumetto per la solidarietà”, chiedendo agli studenti di realizzare dei fumetti per promuovere la donazione.
Insieme ad ADOCES (Federazione Italiana Associazioni Donatori Cellule Staminali Emopoietiche) abbiamo inoltre promosso il progetto “Bimbo dona Papà dona”, per la sensibilizzazione dei genitori di bambini che hanno donato, che fino a 35 anni possono essere tipizzati anche per la donazione del midollo osseo.
Ogni 15 novembre inoltre, data simbolica del primo trapianto di cellule staminali effettuato ormai più di 30 anni fa, siamo presenti con iniziative di sensibilizzazione nelle piazze, grazie alle sedi territoriali, e organizziamo un convegno nazionale dove gli esperti del Centro Nazionale Sangue, del Centro Nazionale Trapianti e gli esperti trapiantologi a confrontarsi sulla tematiche più importanti.

Uno studio del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica suggerisce la possibilità di trasfusioni di sangue cordonale per prevenire rischi per i bimbi prematuri, nati molto piccoli. A che punto è la ricerca e quali sono le speranze per gli sviluppi futuri?

Lo studio si concluderà nel 2023 e posso anticipare che i risultati sembrano essere molto promettenti. Consideriamo che i bambini fortemente prematuri, che nascono di soli 600/700 grammi, spesso richiedono più di una trasfusione. In passato veniva effettuata trasfusione con sangue normale, che contiene emoglobina A, di adulto. È stato visto che questo spesso poteva causare al neonato dei danni a livello gastroenterico e oculare. Lo studio che stiamo portando avanti insieme alla dr.ssa Teofili sta dimostrando che facendo la trasfusione con sangue che proviene dal cordone ombelicale, che contiene emoglobina F, fetale, riduce notevolmente questi tipi di effetti collaterali.