Quando si parla di adozione, una delle domande che le famiglie pongono più spesso è: “Ma quanto costa davvero adottare?”. È una preoccupazione comprensibile perché il percorso adottivo porta con sé emozioni, desideri e timori, e tra questi il fattore economico ha un peso significativo. Per capire meglio, è utile distinguere tra adozione nazionale e adozione internazionale, due percorsi che condividono gli stessi valori ma differiscono molto nelle procedure.
La differenza tra procedimento nazionale e internazionale
In Italia entrambe sono regolate dalla legge 184/1983, ma con una differenza importante: l’adozione nazionale è gratuita (eccetto i costi per gli spostamenti e adempimenti burocratici), mentre quella internazionale comporta una serie di spese. Questo perché, nel caso delle adozioni sul territorio italiano, tutto l’iter, dalle valutazioni al passaggio in Tribunale, è gestito dai servizi pubblici. Quando si tratta di adozioni all’estero, invece, entrano in gioco gli enti autorizzati dalla Commissione Adozioni Internazionali (CAI), che accompagnano le famiglie nei rapporti con il Paese straniero, nei viaggi, nella traduzione dei documenti e nel supporto post-adottivo.
I costi da Paese a Paese
Il costo di un’adozione internazionale può variare in modo significativo a seconda del Paese e del percorso richiesto, e in generale si aggira tra i 15.000 e i 35.000 euro, includendo viaggi, soggiorni prolungati, traduzioni e legalizzazioni dei documenti, contributi all’ente autorizzato e procedure consolari. Consultare i siti degli enti e confrontare le singole schede Paese permette alle famiglie di ottenere informazioni aggiornate, riducendo il rischio di aspettative irrealistiche.
Agevolazioni fiscali per le famiglie adottive
Le famiglie che completano un’adozione internazionale hanno accesso a un’importante agevolazione fiscale, cioè la detrazione del 50% delle spese documentate nella dichiarazione dei redditi, entro i limiti stabiliti annualmente. Tra le spese detraibili rientrano gli onorari degli enti autorizzati, le spese di viaggio e soggiorno all’estero, le traduzioni, le legalizzazioni e le pratiche consolari. Tali spese devono essere documentate e comunicate all’Agenzia delle Entrate tramite gli enti autorizzati.
Il Fondo CAI per il rimborso delle spese: un sostegno aggiuntivo
Esiste un “Fondo per il sostegno alle adozioni internazionali” gestito tramite la Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) che copre le spese non dedotte con la detrazione del 50%. Il fondo è stanziato nel bilancio della Presidenza del Consiglio per le Politiche della Famiglia. Le disponibilità del fondo e i criteri sono fissati di anno in anno, tra cui i limiti del rimborso che dipendono dal reddito: ad esempio per un reddito fino a 35.000 € il rimborso poteva essere del 50% fino a un massimo di 6.000 €. Ma se le domande superano le risorse del fondo, i rimborsi possono essere rideterminati in misura proporzionale secondo la dotazione disponibile. L’importo ricevuto non è soggetto a imposizione fiscale.
Incentivi straordinari per le famiglie che scelgono l’adozione internazionale
Negli ultimi anni lo Stato italiano ha rafforzato il proprio impegno nel sostenere le famiglie che intraprendono il percorso di adozione internazionale, consapevole del valore sociale ed educativo dell’accoglienza.
Di recente il dibattito è emerso di nuovo durante la Biennale di Milano su affido e adozione ed ha confermato quanto questo tema resti centrale per molte famiglie, associazioni e istituzioni.
– Per procedure avviate nel triennio 2022–2024: un contributo straordinario per procedure pendenti di 2.800 euro per nucleo familiare al fine di sostenerlo nei tempi lunghi per la conclusione dell’iter.
– Per procedure avviate nel biennio 2025–2026: un contributo straordinario per incarichi conferiti di 2.500 euro per le famiglie per incentivare l’avvio di nuove procedure adottive internazionali.
– Per famiglie che hanno concluso il percorso formativo post mandato tra il 1° marzo 2024 e il 31 dicembre 2026: un contributo straordinario di 1.000 euro per valorizzare l’impegno formativo
– Per famiglie che hanno adottato minori con bisogni speciali entrati in Italia tra il 1° gennaio 2025 e il 31 docembre 2026: un contributo straordinario di 3.500 euro per favorire l’accoglienza di minori con esigenze particolari.
Questi interventi rappresentano un primo passo verso una maggiore equità e potrebbero avvicinare l’obiettivo di rendere l’adozione accessibile anche a chi in passato era stato limitato dai costi elevati.
Maggiore attenzione ai bambini con bisogni speciali
Il governo ha dunque stanziato in tutto 52 milioni di euro destinati al rilancio delle adozioni internazionali. Un primo decreto, che prevede la somma di quasi 13 milioni di euro, contiene i contributi straordinari già elencati, mentre un secondo decreto, di circa 18 milioni di euro per il periodo 2026–2027, innalzerà il tetto dei rimborsi da 12.500 a 20.000 euro per le adozioni di minori con bisogni speciali. Ulteriori 1,4 milioni di euro sosterranno nel 2025 le procedure non concluse considerate particolarmente critiche, mentre altri 8 milioni copriranno i rimborsi delle spese delle adozioni concluse nel 2024.
La vera sfida è il post adozione
Secondo alcuni operatori del settore, questo complesso di interventi segna un’evoluzione verso un sistema più strutturato e inclusivo.
Il tema economico, tuttavia, non è l’unico elemento centrale di questa “riforma” delle adozioni. Durante la Biennale, infatti, è emerso quanto sia prioritario strutturare un sistema nazionale dedicato al post adozione, ancora oggi troppo frammentato e non regolato per legge come nella maggior parte dei Paesi europei.
Il potenziamento dei Centri per la famiglia, la necessità di rafforzare i consultori (attualmente 1.700 contro i 2.900 previsti) e il grave sottodimensionamento degli organici degli assistenti sociali mostrano come l’accompagnamento post-adottivo sia un pilastro essenziale per tutelare famiglie e minori nel lungo periodo.
In Italia adottare non significa solo accogliere, ma anche affrontare un percorso burocratico e, nel caso dell’estero, economico. Tuttavia, grazie ai nuovi stanziamenti statali, alle detrazioni fiscali e ai fondi CAI, la prospettiva di rendere più equa e sostenibile l’adozione internazionale si fa più concreta.
Da parte degli addetti ai lavori, però, le adozioni internazionali, per un vero rilancio necessiterebbero di un sostegno alle famiglie certo e continuativo, maggiori investimenti nei Servizi che, oltre ad alleggerire le lungaggini burocratiche, sosterrebbero le famiglie in difficoltà nel post adozione.





