In gravidanza si verificano molte modifiche a carico dell’appartato gastro intestinale, soprattutto nel primo trimestre, nel quale circa il 70% delle donne presenta nausea e più raramente vomito, con un inizio tipico tra la quarta e l’ottava settimana di gestazione e un miglioramento spontaneo tra la quattordicesima e la sedicesima settimana.

L’insieme di sintomi nausea e vomito prendono il nome NVP (Nausea and vomiting of pregnancy). La nausea delle prime settimane della gravidanza, d’intensità lieve e moderata deve essere vista come un meccanismo evolutivo nel quale il corpo stesso segnala alla donna la presenza di una gravidanza e quindi in qualche modo cerca di allertarla per evitare che assuma comportamenti che possano essere negativi per il feto. 

Molto spesso si tratta di sintomi benigni che tuttavia possono influenzare la qualità di vita della donna. Raramente, compare vomito incoercibile (iperemesi) che determina perdita di peso, disidratazione o disturbi elettrolitici tali da necessitare il ricovero ospedaliero.

L’iperemesi Gravidica

Quando la nausea diventa molto grave e associata a vomito, il quadro clinico prende il nome di iperemesi gravidica. L’iperemesi gravidica è caratterizzata da severa nausea ed eccessivo vomito che inizia prima della fine della ventiduesima settimana di gestazione.
Riguarda una piccola percentuale di gravidanze e se non trattata può portare ad importanti problematiche materne e fetali causate dalla disidratazione, squilibri elettrolitici e deficit nutrizionali.

I fattori di rischio associati alla nausea e iperemesi in gravidanza dipendono da fattori genetici e da fattori ormonali, infatti alcune etnie come quella indiana hanno maggiore incidenza di altre come ad esempio la caucasica (europea). I fattori ormonali sono principalmente legati ai livelli di beta-HCG, di estrogeni e del progesterone come dimostrato dal fatto che gravidanze ottenute con procreazione medicalmente assistita e gravidanze gemellari hanno un’incidenza e gravità maggiore.
Il meccanismo con cui gli ormoni causerebbero il NVP sarebbe l’influenza sulla motilità gastrointestinale in termini di motilità e di riduzione della stessa.
L’iperemesi gravidica può essere aggravata anche dalla presenza dell’Helicobacter pylori e da fattori psicologici legali al rifiuto della gravidanza.

Esiste una cura per l’iperemesi gravidica?

Vi sono metodi non farmacologici e metodi farmacologici. La prima azione è quella relativa alle modifiche della dieta, viene consigliato quindi di dividere il pasto in piccole quantità di cibo varie volte al giorno, piuttosto che eseguire pasti abbondanti; inoltre si suggerisce di ridurre ad esempio la componente dei grassi nel cibo, in quanto i grassi possono rallentare lo svuotamento gastrico e temporaneamente assumere del cibo con più proteine e meno carboidrati; assumere liquido per ridurre la dismotilità gastrica. Viene anche consigliato di assumere liquido in piccole quantità soprattutto con aggiunta di elettroliti per evitare la disidratazione.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, esistono integratori a base di vitamina B e antistaminici, ma non bisogna dimenticare anche il ruolo della medicina alternativa che è stato validato anche dalla medicina occidentale.
Infatti le linee guida affermano che il Ginger è l’erba di prima linea soprattutto nelle pazienti che vogliono evitare i farmaci antiemetici e che hanno una nausea da lieve a moderata. Anche nei confronti dell’ agopuntura in caso di nausea e vomito è stata dimostrata una efficacia importante e soprattutto priva di effetti collaterali nel trattamento e nella riduzione dell’intensità della nausea. Effetti meno marcati si evidenziano nell’iperemesi, dove è comunque necessario intervenire farmacologicamente con la reintegrazione dei liquidi per evitare la disidratazione.