La mia mente andava altrove (e ora so perché)
Sono un’ex bambina degli anni ’80 con la dislessia. E oggi vorrei che i bambini come me, si sentissero diversi… ma nel modo giusto.
Sono cresciuta negli anni ’80, quando nessuno sapeva cosa fosse davvero la dislessia o se lo sapevano, di certo nessuno lo spiegava a scuola. Io stessa l’ho scoperto solo molti anni dopo, quando ormai il percorso scolastico mi aveva già regalato la sua buona dose di insicurezze e domande senza risposta.
Ero una bambina curiosa, attenta, sempre pronta a studiare. Eppure, per qualche strana ragione, non riuscivo mai a raggiungere quel senso di perfezione che vedevo negli altri.
Forse oggi è un po’ più facile, grazie alle certificazioni e agli strumenti compensativi. Ma non voglio parlare di questo: non sono una scienziata, non sono un tecnico. Voglio parlare di come mi sentivo. E di come vorrei che non si sentissero i bambini di oggi.
Vorrei che comprendessero fin da piccoli che la dislessia è solo una caratteristica, come avere gli occhi verdi o i capelli ricci. Che non significa essere meno intelligenti, meno capaci, meno validi. Solo diversi. E che quella diversità può trasformarsi in una marcia in più: nella creatività, nella capacità di vedere collegamenti che altri non vedono, nel pensare fuori dagli schemi.
Ma un bambino delle elementari non può capirlo da solo. Servono parole, esempi, storie. Per questo la nostra libreria sogna uno spazio fisico che normalizzi tutto questo: librerie-parco giochi, piene di racconti, libri ed esperienze che aiutino i bambini a conoscersi e riconoscersi.
Ecco un esempio di quei racconti, scritto proprio per loro, ispirato a chi, come me, ha dovuto imparare a volersi bene anche quando si sentiva un po’ “fuori posto”.
Il coraggio pasticcione di Nello
Mamma Gatta aveva cinque gattini. Quattro di loro erano scatenati: correvano su e giù per la fattoria, si lanciavano in agguati tra le balle di fieno, saltavano agili da un tetto all’altro e scendevano dai porticati con l’eleganza di piccoli acrobati. E poi c’era Nello.
Nello era diverso. Non riusciva mai a fare le cose “come si deve”, o almeno, non come gli altri si aspettavano. Quando provava a saltare, sbagliava sempre la mira e finiva giù dai tetti in una nuvola di polvere e miagolii.
Una volta atterrò proprio nel laghetto delle oche, sollevando uno schizzo così grande che tutte le oche starnazzarono infastidite. Gli altri animali, però, si misero a ridere. Non lo facevano per cattiveria, ma per Nello era difficile non sentirsi inadeguato.
Anche quando arrivava la ciotola del latte, i fratellini si fiondavano con grazia. Nello invece ci finiva dentro… con tutto il muso, e il latte schizzava ovunque. E quando cercava di imitare la mamma leccandosi le zampine posteriori, finiva inevitabilmente per perdere l’equilibrio e rotolare via tra le risate generali.
Nello si sentiva goffo, impacciato. Ma, soprattutto, si sentiva diverso.
Non capiva perché, nonostante si impegnasse tanto, non riusciva a coordinare bene i suoi movimenti, o a fare le cose con la stessa sicurezza degli altri. Si sentiva un po’ come se avesse sempre la testa piena di pensieri che si rincorrevano, come se il suo corpo andasse a un ritmo diverso.
Un giorno, i gattini si infilarono tra le balle di fieno e trovarono la porta di una vecchia baracca usata dai cacciatori. Spinti dalla curiosità, entrarono. Ma, senza accorgersene, fecero cadere il pesante lucchetto. La porta si chiuse con un clack! secco.
Intrappolati! I micetti iniziarono a miagolare spaventati. Ma Nello, in silenzio, osservava. Aveva quell’abitudine di fermarsi, studiare la situazione, cercare un modo tutto suo per capire le cose.
Notò una bicicletta arrugginita appoggiata vicino alla porta. Forse… forse poteva usarla! Con passo incerto, si arrampicò sul sellino, poi sul manubrio. Non era facile: le zampe gli tremavano, e la bici cigolava. Allungò la zampetta verso il chiavistello, ma era pesante e ricadeva sempre nella sua asola. Gli altri gattini smisero di correre in tondo e iniziarono a incitarlo:
— Dai, Nello! Forza, Nello!
Nello provò e riprovò. Era abituato a non riuscire al primo tentativo, ma anche a non arrendersi. Con un ultimo sforzo, spinse il chiavistello con tutta la forza che aveva… e la porta si spalancò con un tonfo!
Tutti i gattini gli saltarono addosso tra le fusa e i miagolii di gioia.
Quella sera, nella fattoria, si organizzò una grande festa. C’erano tutti gli animali, perfino le oche. E Nello era l’eroe del giorno. Ovviamente, durante il banchetto, rovesciò la ciotola del latte… ma questa volta tutti risero con affetto. Ormai lo sapevano: quello era Nello, pasticcione, coraggioso, speciale. E lo amavano proprio così. Vorrei che ogni bambino che si sente come Nello potesse sapere, fin da subito, che la sua diversità è una forza. E che non c’è niente di più bello che essere esattamente se stessi.






