Il caso della famiglia del bosco ha riacceso il dibattito sull’educazione parentale, un tema da tempo discusso anche nel mondo dell’adozione. Per molti minori adottati, l’arrivo in un nuovo Paese comporta profondi cambiamenti linguistici, culturali ed emotivi. L’ingresso a scuola può riattivare ansia, smarrimento e vissuti di rifiuto. Tuttavia, la scuola rimane uno spazio fondamentale di socialità, confronto e appartenenza. È nel contesto scolastico che il minore può sviluppare relazioni e sentirsi parte di una comunità. L’obiettivo resta quindi accompagnarlo verso un inserimento graduale e sostenuto, valutando i pro e contro dell’educazione parentale nei casi di particolare fragilità.
Il quadro normativo sull’homeschooling in Italia
L’homeschooling nel nostro Paese è una pratica legittima e regolata da precise norme.
L’articolo 30 della Costituzione afferma che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”, mentre il Decreto Legislativo 297/1994 e il D.P.R. 122/2009 stabiliscono che l’obbligo scolastico può essere assolto anche in forma domestica, purché i genitori dichiarino la propria idoneità tecnica ed economica. Alla fine di ogni anno scolastico, i bambini educati a casa devono sostenere un esame di idoneità presso una scuola pubblica o paritaria, per verificare il raggiungimento degli obiettivi formativi.
Secondo i dati del MIUR, dal 2024 ad oggi, gli studenti in istruzione parentale sono oltre 7.800, con un incremento del 30% dal 2019.
I benefici dell’homeschooling
Le evidenze pedagogiche mostrano che, in contesti adottivi, l’homeschooling può assumere una valenza quasi terapeutica per ragioni di protezione e sicurezza emotiva.
Secondo la Società Italiana di Psicologia dell’Educazione (2022), infatti, i bambini con esperienze traumatiche si sentono più a loro agio in contesti educativi stabili e sani, dove la figura genitoriale diventa sinonimo di stabilità e presenza fissa. In questo senso, l’ambiente familiare può fungere da spazio di “riorganizzazione del sé”, in cui l’apprendimento è accompagnato da fiducia e riconoscimento.
A seguire, l’educazione parentale a casa aiuta a prevenire casi di bullismo e protegge dal rifiuto sociale. Una ricerca di Save the Children del 2023 rivela che il 30% dei minori adottati o con background migratorio ha sperimentato episodi di bullismo o discriminazione durante la scuola dell’obbligo. L’homeschooling, in questa prospettiva, rappresenta allora un modo di tutelarsi e creare uno spazio in cui il bambino possa costituire e consolidare la propria identità senza sentire alcuna pressione esterna.
Infine, lo studio a casa nel caso dei minori adottati aiuta a migliorare le competenze linguistiche e culturali. Come affermato dallo studio “Lingua e identità nei bambini adottati” dell’Università di Padova, i minori che seguono percorsi linguistici personalizzati a casa migliorano del 25% la competenza lessicale nei primi sei mesi, rispetto ai coetanei immediatamente inseriti in contesti scolastici tradizionali.
L’educazione familiare permette anche di integrare la lingua e la cultura d’origine del bambino – fiabe, canzoni, cibi, parole – creando un’identità biculturale più armoniosa e meno conflittuale.
I limiti dell’educazione parentale
I vantaggi dell’homeschooling non eliminano tuttavia le sue criticità. Secondo il CNR – Istituto di Scienze dell’Educazione (2023), i bambini educati in casa partecipano al 40% in meno di attività extrascolastiche rispetto ai coetanei, con effetti sullo sviluppo della competenza sociale e sulla gestione del conflitto.
Per un minore adottato, già esposto al rischio di ritiro o diffidenza, la mancanza di contesti di gruppo può accentuare la chiusura e ritardare la socializzazione. Un altro elemento critico riguarda gli esami annuali di idoneità, vissuti da molti genitori come una prova giudicante non solo sulle competenze del figlio, ma sull’efficacia del loro ruolo educativo. Questa pressione può generare ansia e insicurezza nel bambino, che vengono riportate nei risultati scolastici.
Infine, può accadere che le figura del genitore e dell’insegnante si fondino troppo, rendendo poi arduo al minore riconoscere i ruoli differenti. E’ necessario trovare equilibrio per poter contribuire alla crescita ed all’educazione del bambino adottato in modo sano.
Le criticità, il caso della famiglia del bosco
Il caso della cosiddetta famiglia del bosco ha riacceso il dibattito nazionale su diversi temi, tra cui quello dell’educazione parentale. Il punto è stato per molti tentare di comprende fino a che punto lo Stato dovesse vigilare sulla libertà educativa dei genitori.
Dal mondo della pedagogia, si è parlato di “pedagogia sartoriale”, un modello flessibile che si adatta ai bisogni individuali, ma che necessita di competenze specifiche e di un quadro di supporto istituzionale.
Il rischio, evidenziano molti pedagogisti, è che senza una rete di sostegno pubblico l’homeschooling diventi un’esperienza isolata e disomogenea. Nel caso delle famiglie adottive, in particolare, mancano percorsi strutturati di accompagnamento psicoeducativo, formazione pedagogica e collaborazione tra servizi sociali e scuole di riferimento.
Ad oggi non esistono linee guida ministeriali dedicate ai casi di adozione e istruzione parentale, e la supervisione territoriale è assente di una struttura solida.
Dalla scelta educativa alla responsabilità collettiva
Homeschooling e adozione hanno in comune il legame che si crea tra famiglia ed adottato. Entrambi infatti richiedono tempo, energie ed equilibrio affinché la casa diventi un luogo dove si svolge l’apprendimento ed allo stesso tempo ci si prepari al mondo esterno, alle sue relazioni e alle sue complessità. Il punto è infatti non scegliere tra scuola o casa, ma costruire ponti tra due mondi.
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