Lo sviluppo del linguaggio è un processo graduale che inizia molto prima della comparsa delle prime parole. Nei primi mesi di vita, il bambino comunica attraverso suoni, movimenti e pianti che non hanno ancora un intento preciso, essi rappresentano comunque una forma di scambio con l’adulto. Questa comunicazione pre-intenzionale è la base su cui si costruiranno tutte le competenze successive.
Intorno ai 9-10 mesi emerge una tappa fondamentale: l’intenzionalità comunicativa. Il bambino scopre di poter influenzare l’adulto attraverso determinati comportamenti e sperimenta gesti, vocalizzi e sguardi mirati per ottenere una risposta. È in questa fase che compaiono i primi gesti comunicativi – come il dare, il mostrare o l’indicare – strumenti preziosi che anticipano e facilitano lo sviluppo del linguaggio verbale. Un bambino che utilizza precocemente tali gesti avrà spesso un percorso linguistico più fluido e ricco.
Elemento centrale del percorso è anche la fase dei suoni prelinguistici, tra cui la lallazione, ovvero la ripetizione di sillabe come “ba-ba” o “ma-ma”. Questo esercizio spontaneo permette al bambino di allenare gli organi fonatori e di organizzare progressivamente la propria futura produzione verbale.
L’ambiente svolge un ruolo determinante: risposte affettive, imitazione e stimolazione verbale sostengono il bambino e gli permettono di affinare competenze sempre più complesse.
Accanto alla comunicazione, un motore potente dello sviluppo è il gioco. Dalle prime esplorazioni manipolative fino al gioco simbolico, in cui un oggetto può rappresentarne un altro, il bambino impara a immaginare, rappresentare e attribuire significati. Gioco e linguaggio condividono infatti una struttura simile: entrambi permettono al bambino di costruire mondi, relazioni e narrazioni.
Il percorso di crescita, tuttavia, richiede attenzione. Alcuni segnali – come l’assenza di lallazione, la mancata comparsa dei gesti comunicativi, la difficoltà nel gioco simbolico o la scarsa comprensione di semplici indicazioni – possono suggerire un rallentamento dello sviluppo linguistico. Non indicano necessariamente un disturbo, ma rappresentano campanelli d’allarme da osservare per intervenire precocemente.
In conclusione, il linguaggio non nasce con le prime parole, ma è il risultato di un lungo viaggio fatto di sguardi, suoni, gesti e interazioni quotidiane. L’adulto, attraverso la cura, il dialogo e il gioco condiviso, accompagna il bambino nella scoperta della comunicazione, ponendo le basi per relazioni ricche e significative.
Come sostenere la comunicazione in casa
– Rispondere ai vocalizzi e imitare i suoni del bambino.
– Usare gesti semplici e chiari mentre si parla.
– Offrire giochi che favoriscono l’esplorazione e l’attenzione condivisa.
– Parlare spesso al bambino descrivendo le azioni quotidiane.
Quando osservare con attenzione
Rivolgersi a un professionista se:
– a 9-10 mesi non compaiono gesti come indicare o mostrare;
– a 10-12 mesi non è presente la lallazione;
– oltre l’anno il bambino non comprende semplici richieste;
– dopo i 18 mesi non compare alcuna parola significativa o il gioco simbolico.
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