Gioacchino landolo, Private Banker con trentennale esperienza finanziara e assicurativa, ci offre in questa intervista interessanti consigli in materia pensionistica.

La pensione che in futuro percepiranno i nostri figli sarà infatti molto probabilmente notevolmente più bassa di quella garantita agli anziani di oggi. Pensare alla “pensione per il bebè” secondo Iandolo quindi non è mai troppo presto, è anzi un gesto di responsabilità che permette di assicurare ai propri figli un tenore di vita futuro migliore.

Ragionier landolo, perchè l’argomento pensione può interessare un nascituro e i futuri genitori?

La riforma previdenziale, Lg 8 agosto 1995 n. 335, la cosiddetta riforma Dini (dal nome del presidente del consiglio dei ministri Lamberto Dini che ne fu il promotore), ha sostanzialmente modificato la quantificazione delle somme percepite ai fini pensionistici in Italia, passando da un calcolo effettuato sulla media degli ultimi 5 anni di retribuzioni percepite per i lavoratori dipendenti e dell’ultimo anno, se del pubblico impiego (metodo di calcolo retributivo), ad un montante costituito dai contributi versati ai fini pensionistici durante la vita lavorativa (metodo di calcolo contributivo). Applicando a tale montante un apposito coefficiente di conversione, viene fuori la quantificazione dell’importo da ricevere quale pensione.
Questo vuol dire che la somma che le nuove generazioni percepiranno una volta in quiescenza, sarả certamente inferiore a quella che i nostri nonni (con egual lavoro) percepiscono. In questo contesto è fondamentale “aprire” al nascituro un Piano Individuale Pensionistico (P.I.P.).

In che cosa consiste il Piano Individuale Pensionistico?

Si tratta in sintesi di piani di accumulo con finalità pensionistica, gestiti da imprese assicurative, costituiti nella forma di contratti di assicurazione sulla vita. Il patrimonio raccolto nei P.I.P. costituisce un patrimonio autonomo separato da quello della compagnia assicurativa, rendendolo di fatto garantito anche in caso di fallimento della stessa.

Non le sembra prematuro parlare di pensione per un bambino?

Assolutamente no. La normativa relativa ai P.I.P. stabilisce, tra l’altro, che raggiunto il diritto alla prestazione pensionistica, la somma da percepire verrà tassata al 15% con una decurtazione dello 0,3% per ogni anno trascorso dall’apertura del Piano (anche senza ulteriori versamenti) eccedenti il 15°, sino ad arrivare ad un abbattimento massimo di 6 p.p.
Voglio dire che, aprendo un Piano Individuale Pensionistico ad un nascituro, non solo ci stiamo preoccupando per il suo futuro costruendogli una necessaria integrazione pensionistica, ma gli stiamo, nel contempo, garantendo una tassazione agevolata al 9%, il tutto anche con versamenti minimi mensili di € 100.

Ci sono dei vantaggi fiscali?

Certo, questo è un aspetto fondamentale che va attentamente analizzato. Le somme versate in tali Piani Previdenziali, sono completamente deducibili annualmente fino ad € 5.164,57, diminuendo cosi il reddito dichiarato ai fini IRPEF.
Ad esempio, a fronte di un reddito di € 76.000,00, contribuendo per il limite di deducibilità di € 5.164,57, si ottiene un risparmio fiscale di € 2.137 pari a circa il 42%. Le somme versate in un P.I.P. In favore di un figlio a carico, fanno cumulo con le somme versate nel P.I.P. personale. Ciò significa che se il padre ha un Piano Individuale Pensionistico in cui versa € 1.200 annui potrà dedurre i versamenti effettuati nel Piano pensionistico del figlio a suo carico nei limiti massimi di ulteriori € 3.964,57 (€ 5.164,57- € 1.200).

Cosa ci dice a proposito dei rendimenti?

Quasi tutti i P.I.P. sono agganciati a diverse linee di investimento; andiamo dal 100% in Gestione Separata (prevalentemente titoli di stato ed obbligazioni) a combinazioni tra questa e fondi interni moderati, dinamici o più aggressivi a seconda della percentuale di azioni in essi contenuti. I rendimenti per le Gestioni Separate sono stati mediamente negli ultimi 5 anni superiori al 2% annuo e, per i fondi più spinti, anche rendimenti superiori al 6% annuo.

Lei cosa consiglia in tal senso?

Considerando la lunga durata del Piano, io opterei di partire con un fondo molto speculativo 100% azionario per poi consolidare i rendimenti negli ultimi 10 anni con uno switch in una Gestione Separata.