“L’esperienza dell’allattamento è l’esperienza centrale della vita del bambino, l’evento centrale dell’esistenza infantile, il mattone fondamentale su cui, se tutto va bene, il bambino costruisce la sua fiducia in sé stesso, nelle persone significative della sua vita e per estensione nel mondo.” (Dalai Lama)

L’allattamento è un legame d’amore che va oltre il legame fisico, è l’incontro di due corpi, della bocca con il seno, ma anche di due sguardi. Esso è gioia pura, momento unico e magico che vivono solo la mamma e il proprio figlio, prolungamento del cordone ombelicale che permette di conoscersi.

Come dice Bruno Bettelheim: “Attraverso l’allattamento, se il bambino viene allattato al momento giusto, nella misura giusta tale da placare la sua fame; se è in braccio in maniera confortevole, se si crea il contatto pelle-pelle, se ode il battito regolare del cuore della madre mentre è stretto contro il suo seno come avveniva nel ventre materno prima della nascita, il bambino vivrà un’esperienza che lascerà un’impronta indelebile nei suoi sentimenti e influirà su tutte le esperienze successive”.

Attraverso l’allattamento si crea il bonding neonatale, cioè il legame affettivo tra madre e figlio, caratterizzato da affetto, intimità, connessione emotiva, contatto pelle a pelle dopo il parto, riconoscimento dei bisogni del neonato e risposte tempestive. Nel bonding il neonato utilizza tutti i cinque sensi. Fin dai primi giorni di vita grazie al funzionamento degli organi di senso, il neonato percepisce alcune caratteristiche dell’ambiente in cui si trova (suoni, voci, contatto) e stabilisce i primi legami con la persona che gli sta accanto. Durante l’allattamento, fissa il viso della madre ed è attratto dagli occhi, ma è anche capace di seguire con dei movimenti a scatti della testa un oggetto che si sposta.

Il neonato ha anche competenze uditive, grazie alle quali cerca di individuare la fonte del suono e mostra di avere una preferenza per la voce materna. Un’altra capacità sensoriale è quella tattile con il contatto pelle-pelle con la madre.
Dunque, attraverso l’attaccamento si fornisce al bambino una base sicura, un senso di sicurezza emotiva e una fiducia verso il mondo esterno (Bowlby). Il contatto visivo è fondamentale perché trasmette al bambino una sensazione di presenza e rassicurazione e lo aiuta a comprendere che le sue emozioni sono riconosciute e accettate. Tutto ciò richiede però una particolare sensibilità e attenzione da parte della madre per imparare a riconoscere e interpretare i segnali del suo bambino.

Pertanto, nella relazione tra madre e figlio, sono importanti le risposte della madre alle sollecitazioni del neonato. L’assenza di risposte quando la mamma è impegnata in altro, impoverisce il suo ambiente di vita e inficia la costruzione della sua personalità. Questo succede quando la madre durante l’allattamento, seppur sia un momento unico di relazione, lo trova a volte faticoso non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Così, essendo impossibilitata a compiere altre attività, usa lo smartphone per sentirsi connessa socialmente e meno sola, ma in realtà la sensazione di benessere derivante dall’utilizzare la mano che non regge il bambino è solo apparente.

Si parla del fenomeno Brexting, dalla crasi della parola breastfeeding (allattamento) e texting, cioè scrittura di messaggi, in cui la madre durante l’allattamento rinuncia al contatto visivo con gli occhi del neonato a favore dello scorrimento infinito di like, immagini, video, messaggi e altro. Pellai definisce, invece, l’uso dello smartphone durante l’allattamento come “allattamento digitale”, mentre altri parlano di technoference per sottolineare l’interferenza del digitale nelle relazioni interpersonali, le connessioni relazionali in famiglia del caregiver e sullo stile di attaccamento futuro.

Il 54% delle mamme utilizza lo smartphone durante l’allattamento. In questo momento magico tra madre e bambino viene meno il flusso di sguardi e di attenzioni, quindi il bambino percepisce meno il coinvolgimento emotivo del genitore, sviluppando una minore sicurezza emotiva (Kirkorian, 2009), non sentendosi accolto, considerato, guardato, coccolato, amato e rispecchiato.
Di conseguenza ciò potrebbe influire negativamente sulla capacità di stabilire relazioni sicure e stabili, limitando lo sviluppo dell’empatia e della fiducia nelle relazioni.

L’uso dello smartphone diminuisce inoltre l’attenzione della madre ai segnali del bambino. Il genitore, dunque, viene distratto e non riesce a concentrarsi sul bambino, ne conseguirà una scarsa responsività verso i suoi bisogni. Viene anche a mancare il “gaze following” ovvero la capacità del bambino di seguire lo sguardo del genitore verso una direzione nello spazio e lo “joint attention”, ossia l’attenzione congiunta su un soggetto o un punto nello spazio.
Quando vediamo una mamma che allatta mentre usa un device, ricordiamoci anche che è una mamma stanca, stressata e che ha bisogno di essere aiutata. Se una mamma non guarda il bambino è una mamma che non è stata vista e purtroppo la tecnologia si inserisce dove c’è assenza, dove non c’è stato il tempo per pensare a se stessi.

A te, mamma, dico che il tuo sguardo è prezioso, le tue carezze sono dolcissime, perciò non farti distrarre da messaggi o notifiche quando il bambino è con te. Spegni il cellulare o attiva il silenzioso. Puoi utilizzarlo quando il tuo bambino dorme.
Ricordati che l’interruzione della relazione faccia a faccia causata dal richiamo delle notifiche diminuisce la qualità della relazione e aumenta il disagio. Soprattutto quando stai allattando tuo figlio, non lo stai solo nutrendo ma stai creando un legame per il suo benessere.

Ricordati che i neonati capiscono molto più di quanto crediamo, per cui se ti fai distrarre da altre attività, queste mancanze possono inficiare la costruzione della loro personalità.
Cara mamma, bisogna utilizzare il buonsenso, sapersi regolare, saper cogliere l’attimo, avere pazienza ed essere consapevole del tempo che trascorri con tuo figlio. E poi chi chiama può aspettare, tuo figlio è più importante!